Esistono le direttrici creative?

“Facciamo qualsiasi mestiere, possiamo conquistare ogni carica, in fondo. Siamo protagoniste delle pubblicità e dei film. Ma se è per questo, di immagini femminili è piena da sempre anche la pornografia. Non è la quantità a fare visibilità. È la considerazione, è l’autorevolezza, sono i ruoli che ricopriamo.”

Basta!

Come rilevato dalla ricerca di UNA, nelle società di comunicazione le donne rappresentano il 65% della forza lavoro. Se saliamo ai piani alti, però, la quota femminile scende inesorabilmente fino ad arrivare al 36%, poco più della metà. Per questo darei il doppio della visibilità a quelle donne che operano nelle stanze dei bottoni, così da dare un segnale a chi sta per iniziare nel nostro settore, ma anche a chi c’è già da tempo.

Quando mi hanno riferito che da settembre la testata “YouMark!” sta conducendo una serie di interviste proprio alle professioniste che ricoprono ruoli di potere, ne ero compiaciuta.

Mi piacerebbe parlarvi di questa lodevole iniziativa senza aggiungere “ma”. Ma pensiamo un attimo alla scelta di una parola piuttosto che un’altra.

Stefania Siani non è “un direttore creativo”. Non è nemmeno una dei “direttori creativi donne”, come si legge qualche riga più giù. È (la) direttrice creativa.

Come ha ribadito più volte l’Accademia della Crusca, poiché nella lingua italiana manca la forma neutra, siamo costretti a declinare le nostre parole al maschile o al femminile. Che in questo caso è direttrice creativa.

Sappiamo che non si tratta solo di cambiare qualche vocale; si tratta di cambiare immaginario.

Chiedete a un gruppo di bambine e bambini di disegnarvi “un direttore”: quanti hanno dipinto un uomo, e quanti una donna?

E nella vostra testa di adulti, si è affacciata subito un’immagine maschile o femminile?

Non voglio fare alcuna polemica con “YouMark!”, che anzi torno a elogiare per la scelta editoriale intrapresa, e v’invito a seguire le prossime interviste alle professioniste che hanno saputo conquistarsi un posto al vertice.

Che questo errore ci faccia però riflettere su quanto tutti noi, donne e uomini che lavoriamo nella comunicazione, abbiamo ancora da imparare sulla rappresentazione equa nei media.

La scelta delle parole e delle immagini sarà sicuramente uno dei temi che voglio affrontare con il collettivo delle professioniste.

A proposito: ringrazio una delle partecipanti, Stefania Rossi, per avermi suggerito il tema di questo post e il riferimento al lungo lavoro di divulgazione svolto dall’Accademia della Crusca sulla questione.

4 pensieri riguardo “Esistono le direttrici creative?

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