Il post 25 novembre

Quando ho aperto questo blog, mi sono ripromessa che avrei cercato di essere costruttiva. Che di fronte a una comunicazione sbagliata, anziché criticarla, avrei piuttosto cercato di trovare un altro insight da offrire. Questo per due motivi:

  1. l’artefice della comunicazione criticata è più intento a difendersi dagli attacchi che a comprendere le tue ragioni, che pertanto non verranno prese in considerazione;
  2. l’artefice della comunicazione criticata alla fine farà passare il suo come un caso di successo perché il post ha ottenuto numeri più alti della media, e io con la mia menzione finirei per contribuire a quel risultato.

Il 25 novembre ha dimostrato che anche i professionisti della comunicazione possono trovarsi impreparati ad affrontare un tema così complesso come la violenza di genere, che non è solo fisica, ma anche economica, psicologica e verbale. Proprio in ragione di questi due ultimi aggettivi dovremmo riflettere sul fatto che l’importante non è solo “che il messaggio passi”, ma anche come, valutando attentamente qualsiasi sfumatura di significato possano assumere le parole che scegliamo. Che è poi quello che dovremmo fare normalmente in quanto professionisti, ma stavolta consapevoli del fatto che in ballo c’è qualcosa di più che un prodotto sullo scaffale.   

Per questo non dobbiamo trattare la violenza sulle donne come una Giornata Internazionale che cade periodicamente nel calendario editoriale, ma come un’emergenza.

Ricordate il commento di Groupalia in seguito al terremoto in Emilia del 2012?

Caro Comunicatore Professionista, quando l’anno prossimo ti chiederai cosa pubblicare il 25 novembre, fai conto di ritrovarti proprio come Groupalia nel bel mezzo di un’emergenza. Solo che questa sta facendo ancora delle vittime. E tu, su quel disastro, stai per mettere un logo.

Ancora convinto di postare, vero? Dammi un’altra chance e prova a rispondere a queste domande.

Pensi che non comunicare nulla riguardo al 25 novembre significhi dire che il brand è favorevole alla violenza sulle donne?

Se la risposta è sì, ho una buona notizia per te: le persone non si svegliano la mattina chiedendosi cosa ne pensa il tuo brand. Tu lo fai. Quindi smetti di preoccuparti.

Se la risposta è no: vai alla prossima domanda.

Il tuo brand si occupa di violenza sulle donne anche negli altri giorni dell’anno? 

Se la risposta è sì: hai ragione nel voler pubblicare. 

Se la risposta è no: vai alla prossima domanda.

Il brand per cui lavori garantisce parità di salario e di carriera a uomini e donne?

Se la risposta è sì: perché allora non concentri la comunicazione sul tuo esempio virtuoso? Colmare il gender gap è già un aiuto alla causa.

Se la risposta è no: sappi che anche il tuo brand contribuisce a quell’iceberg chiamato “cultura patriarcale” di cui il femminicidio è la punta più estrema. 

Ultima domanda, quella a cui è più difficile rispondere onestamente: è il 25 novembre a beneficiare della tua comunicazione social o è l’engagement dei tuoi social a beneficiare del 25 novembre?

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